Chandigarh è il simbolo della pianificazione urbana moderna e dell’architettura lecorbuseriana, è una città giardino piena di spazi verdi e parchi a tema. Occorre arrivare fino ai limiti di essa per visitare un eccentrico giardino di pietra, realizzato recuperando rifiuti e riciclando vecchi materiali.


Quasi 40 anni fa, Nek Chand, impiegato nelle ferrovie, cominciò a sistemare un pezzo di giungla per ricavarne un piccolo giardino. Colpito dalla quantità di materiale in disuso, dai residui accumulati dalle demolizioni di edifici per fare di Chandigarh la più verde delle città indiane, Nek Chand iniziò a costruire figure umane e animali utilizzando qualsiasi oggetto gli capitasse tra le mani.

 

Alla fine aveva accumulato migliaia di forme ricavate dai rifiuti urbani e industriali così come forme architettoniche plasmate lentamente dalla forza del vento e della pioggia. Giorno per giorno arrivò a creare battaglioni di pifferai, contadine, bevitori di tè, scimmie, ometti con strani cappelli fatti di fondi di tazzine, ballerine e decine di altre varianti, scolpiti segretamente e gelosamente custoditi.

 

Quando nel 1973 la municipalità scoprì questo parco non poté che constatare la meraviglia dell’utilizzo alternativo di ogni tipo di rifiuto, un riciclo proficuo ed usato a scopi creativi.

Ma il giardino, non autorizzato, occupava illegalmente il terreno e doveva essere demolito. Il governo indiano riconobbe però il valore culturale e artistico di questa popolazione fatta di prese elettriche, fili della corrente, vetri colorati e frammenti di vasellame cinese, assegnò al suo ideatore un sussidio e 50 aiutanti affinché potesse dedicarsi al progetto.

 

Il Rock Garden è il risultato della fantasia del suo ideatore Nek Chand. Entrarvi dentro è come saltare nella tana del coniglio bianco di Alice nel Paese delle Meraviglie, oltrepassando una piccola apertura, dalle dimensioni appena sufficienti alla sagoma di un bambino, si distendono 20 ettari di percorsi e corti popolati da figure surreali, passaggi nascosti e un labirinto di sentieri fiabeschi.

 

Da un piccolo terreno il parco è cresciuto utilizzando spazzatura riciclata e materiale organico. Una corte dalla forma sinuosa introduce una sequenza di piazze collegate da archi e terrazzamenti. Un labirinto di sentieri torti si incrociano. Scale emergono improvvisamente su vallate percorse da scroscianti cascate, mentre gli anfiteatri sono invasi da figure fatte con tessere di mosaico e gargoil che si affacciano da ogni spigolo. Tra di essi, come Alice, se siete fortunati, incontrerete Nek Chand, questo piccolo indiano, anche lui un personaggio fuori dal tempo che non risparmia un timido sorriso e vi offre i suoi ricordi attraverso vecchi collages di giornali.


Oggi il Rock Garden riceve una media di 5000 visitatori al giorno e rientra in uno dei maggiori programmi di riciclo in Asia.

 


  

Daria Ricchi (1978), architetto e giornalista pubblicista, scrive per riviste specializzate del settore in Italia e all'estero fra le quali Il Giornale dell'Architettura, area, casamica ed A10, rivista olandese di architettura diretta da Hans Ibelings.
Ha scritto una monografia su Mecanoo, curato una monografia su Diller e Scofidio edito da Skira ed il volume “hybrid interiors” per Verbavolant.

La sua collaborazione ha fornito preziose idee per lo sviluppo di oltreabitare.

 

Attualmente svolge attività di dottorato presso la Princeton University e, nonostante i contatti via web, sentiamo la sua mancanza durante gli aperitivi di staff...

  




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