a cura di: redazione / informazioni sperimentali: Reinhard Fromm e Lambert Rammer, BFW
Le modifiche dell’ecosistema e le fluttuazioni climatiche, oramai sempre più frequenti e repentine, hanno destabilizzato gli ambienti in alta quota con un conseguente aumento di possibilità di valanghe, le quali poi si formano solo in modestissima percentuale a causa di fatalità, mentre solitamente il distacco è dovuto a causa di imperizia umana.
In risposta sono stati realizzati sistemi antivalanga mediante reti ancorate, ponti antineve oppure operazioni di distacco preventivo controllato degli strati instabili.
La prevenzione del fenomeno viene attuata con quest’ultimo intervento, che consente di limitare la pericolosità non risparmiando comunque lo scivolamento a valle delle masse nevose, mentre gli altri metodi, a fronte anche delle difficoltà ad operare nei punti di origine, operano come limitatori e si trovano a dover contrastare sia un maggior volume che una più elevata energia cinetica accumulata durante la discesa.
Alla luce di queste considerazioni la ditta Oberhofer di Saalfelden (Austria), ha sviluppato la struttura Snowgripper che persegue lo scopo di evitare le valanghe di neve per scivolamento operando in maniera preventiva e diretta.
Trattasi di ancoraggi in alluminio puntiformi di facile installazione che trattengono e stabilizzano gli strati nevosi, operando in maniera simile ai fermaneve posti sulle coperture inclinate.
Gli Snowgripper non hanno il compito di sostituire opere paravalanghe esistenti efficaci e provate bensì di fornire una combinazione per ottimizzare al meglio funzione e convenienza:
da soli, svolgono svariate funzioni di sicurezza tecnica in tutti i settori del risanamento dei boschi protetti, del rimboschimento e della protezione di zone a rischio di valanga.
In combinazione con i sistemi tradizionali impediscono l'indesiderato riempimento dei sistemi a ponti in acciaio e contribuiscono a diminuire il pericolo delle zone marginali critiche.
La sperimentazione è avvenuta sulle pendici dello Schmittenhöhe (Zell am See), in collaborazione con l'istituto per la ricerca sulle valanghe e sui torrenti dell' ufficio federale ed il centro della ricerca per il bosco (BFW).
Sono stati posti in opera circa 800 Snowgripper, mentre nelle immediate vicinanze è stato sistemato un container e sono stati installati diversi sistemi di misurazione automatica oltre ad una webcam.
Le osservazioni non si sono limitate alla sola zona d’impianto (circa 2 ettari), ma anche ad una zona adiacente non attrezzata, per procedere a paragoni e dedurre conseguenze. Le strumentazioni per la misura delle forze hanno evidenziato i carichi agenti sugli ancoraggi verticali degli elementi. Ad una superficie laterale di uno Snowgripper è stata effettuata una misura concernente le forze normali e le forze di spinta sulle lamiere d'alluminio, mentre attorno ai vari elementi sono state effettuate delle misure sulla spinta della neve; per effettuare paragoni le misurazioni sono state fatte anche nella regione non attrezzata.
I dati provenienti sistemi di misurazione automatici sono stati discussi ed interpretati ogni giorno all'istituto per la ricerca sulle valanghe e sui torrenti.
In base a queste misure obiettive si sono potuti dedurre sia gli effetti stabilizzanti che il funzionamento ed il comportamento degli Snowgripper nei confronti del manto nevoso, e si è constatato che:
L'azione del vento è stata influenzata dalla presenza degli elementi: si è notato un maggiore accumulo di neve nelle prime file mentre nelle successive intorno agli Snowgripper si sono formati dei buchi, come ai sostegni degli impianti di risalita. L'omogeneità del manto nevoso è stata dunque interrotta riducendo al minimo le forze di pressione della neve parallele al pendio.
Le lamiere verticali di alluminio, piuttosto scure, si sono riscaldate velocemente a causa dell'irradiazione solare e grazie alla conduttività del calore l'energia è stata deviata al profilo verticale della neve ed è stata trasportata fino a terra. La neve si è sciolta già dopo un'irradiazione breve, facendo sciogliere gli affossamenti che a temperature in diminuzione gelano acquistando una stabile struttura a nido d'ape.
Le superfici laterali ricevono una spinta per effetto dello scivolamento lungo il pendio da parte del manto nevoso, che risulta diminuita per effetto della forma a prua degli elementi.
Questi generano inoltre intorno allo Snowgripper una controspinta sul manto nevoso, che viene pressato con maggiore energia sul terreno.
Il risultato si concretizza quindi nella diminuzione dei rischi di valanghe in maniera preventiva, semplice e naturale, oltre che a basso impatto ambientale.
Difatti gli elementi, facilmente smontabili, sia in inverno che estate grazie al colore ed alla disposizione si integrano con l'ambiente circostante e senza compromettere la libertà di movimento di persone o animali.
SNOWGRIPPER GmbH,
Saalfelde, Austria
Sperimentazione:
BFW-Projekt: Reinhard Fromm e Lambert Rammer,
Institut für Lawinen- und Wildbachforschung
Bundesamt und Forschungszentrum für Wald – BFW
Innsbruck, Austria
Omologazione:
UFAFP (Federal Office for the Environment, Forests and Landscape)
Bern, Switzerland
SNV (Federal Institute for Snow and Avalanche Research)
Davos, Switzerland
INCOFIL S.r.l., distributore SNOWGRIPPER in esclusiva per l'Europa
Ciré di Pergine V. (TN), Italy
www.incofil.com
A proposito...
La parola italiana slavina ha origine dal termine tedesco Lawine (valanga)
L'Istituto Federale per lo Studio della Neve e delle Valanghe (SNV) di Davos è nato nel 1942 e da allora svolge un ruolo primario in Europa di ricerca ed informazione.
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