a cura di: redazione / immagini: architetto Roberto Rossi
Oltreabitare ha "adottato" il progetto sperimentale ideato da Ettore Vignali, e sarà il sito ufficiale dove seguire lo sviluppo di questa casa rotante energeticamente autosufficiente.
1968
Dalle basi poste dall’officina artigianale di Zeffiro Vignali, i figli Ettore e Roberto fondano con poche risorse e molte idee la REV, ditta specializzata nella produzione di macchine per il riciclo degli inerti di cantiere.
I fratelli progrediscono nella conoscenza dei metodi di lavorazione dell’acciaio e di progettazione d’automatismi, ed Ettore comincia a coltivare un desiderio:
realizzare un edificio pensato come una grande macchina, rialzato dal suolo ed in grado di ruotare sul proprio asse seguendo il percorso solare.
Una “machine à habiter” Lecourbusierana nel senso letterale del termine, un vero e proprio meccanismo concepito come “Casa Rotante”.
Oggi
Ponte Messa di Pennabilli, Alta Valmarecchia.
Un crinale si distende verso il fondovalle, diramandosi in flessuosi declivi.
Sul versante sud, partendo appena al di là della cresta, un manto erboso si riversa come un'onda verde mossa dalla leggera brezza d’estate sino alla strada sottostante, che arrancando sale sinuosa da Pontemessa sino a Pennabillli.
La vista spazia sulla larga valle, segue il placido diramarsi del fiume Marecchia, si sofferma su qualche particolare, riparte sfiorando cime lontane…
In questo luogo, grazie all’evoluzione del settore tecnologico ed informatico della REV attuato con la collaborazione del figlio Riccardo, ingegnere, il sogno di Ettore comincia a divenire realtà.
Il progetto viene sviluppato dall’architetto Roberto Rossi che ne delinea le caratteristiche funzionali, estetiche e strutturali (quest’ultime calcolate dall’ingegnere Giovanni Maria Cenerini), lavorando in stretto contatto con i reparti REV, guidati da Giorgio Nanni, ed interpretandolo nel seguente modo:
“Deontologicamente verificata l’effettiva volontà della committenza, (che si è dimostrata fermamente risoluta e chiara nella richiesta rimarcando anzi la ricerca di una soluzione ardita), è iniziata la fase di dialogo da cui far emergere una filosofia di progetto, mentore lungo tutto il percorso creativo nella vasta scelta di forme, materiali e simbologia che comunemente si presenta sull’alba carta.
Il momento di ascolto/verifica è inoltre tappa continuativa e fondamentale per il progettista (che altrimenti rischia di imporre semplicemente la propria volontà) per poter giungere a soluzioni adeguate attraverso le sinergie di tutte quelle figure che entrano a far parte del processo produttivo (committenza, altri professionisti, maestranze…) e che contribuiscono con le proprie richieste, competenze e conoscenze alla nascita ed allo sviluppo armonioso del progetto”.
“L’intervento consiste nella costruzione di un manufatto sperimentale da adibire ad edificio unifamiliare.
La particolarità di tale realizzazione risiede nel fatto che l’unita’ abitativa, di forma pressoché ottagonale con distanza massima centro/vertice di 8.65 metri e raggiungibile attraverso una scala sospesa, si appoggia e ruota su di un unico pilastro centrale di raggio 1 metro che la colloca a 3.5 metri da terra, ed ha la possibilità di ruotare sull’asse dello stesso a 360° e ritorno onde poter seguire il sole durante il suo percorso nell’arco della giornata, ottimizzando così l’esposizione dei pannelli fotovoltaici di cui la falda di copertura frontale è dotata e beneficiando degli effetti psicofisiologici derivanti dall’illuminazione naturale.
Tale sistema mira al sopperimento del fabbisogno energetico dell’edificio tanto tramite la produzione di energia “pulita” mediante fonti alternative, (pozzo geotermico, pannelli solari e solari termici, recupero e riutilizzo delle acque meteoriche…) quanto attraverso la limitazione ed il contenimento delle dispersioni (pareti perimetrali e falde di copertura ventilate, pacchetto perimetrale in legno isolato con canapa, vetri basso emissivi...), avvicinandosi all’ideale di “casa passiva”. Il traguardo è il raggiungimento del comfort abitativo e dell’autosufficienza energetica mediante l’uso della bioarchitettura (nome con cui è ultimamente venuta alla ribalta questa metodologia edificatoria, ma che definirei semplicemente “buona norma di costruire”), con particolare attenzione all’inserimento dell’opera nel contesto ambientale”.
“Il tema ha sin dall’inizio richiamato l’atavico desiderio umano di sollevarsi dal suolo ed avvicinarsi alla volta celeste, aspirazione che nel corso dei millenni ha assunto le più diverse funzioni e forme (difensiva/palafitte; dialogo con il divino/cattedrali; primato tecnologico/grattacieli). Nella situazione specifica si è scelto di avvicinarsi all’idea più semplice e naturale della “casa sull’albero”. Il pilastro di sostegno è divenuto quindi metafora dell’albero tecnologico su cui appoggia la società contemporanea occidentale, base che non nega, anzi dovrebbe permettere a chi lo desidera, il ritorno ad uno stile di vita più rilassato e meditativo, rappresentato dall’unita’ abitativa il cui materiale prevalente è il legno.
Si è pensato quindi all’involucro edilizio come formato dalla sovrapposizione di diversi strati, da quello esterno (dialogo con la natura/legno) a quello interno (cuore tecnologico/acciaio-alluminio), in vista in base all’arretramento dei volumi.
Queste considerazioni hanno condotto a linee guida quali il ricorso a forme zoomorfe (carapace della tartaruga), la predilizione ed il ricorso, per quanto possibile, a materiali tradizionali e naturali e comunque non di sintesi o d’imitazione.
La diversità materica dei fronti prospettici è essenziale inoltre per sottolineare la rotazione del manufatto, percepita attraverso il processo di lenta metamorfosi del contesto”.
courtesy of:
Ettore Vignali, REV, Ponte Messa di Pennabilli (RN),Italy
Architetto Roberto Rossi, Novafeltria (RN),Italy
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